Immaginare un'intelligenza artificiale che abita il bus Konnex, invece di comandarlo.
La fantascienza ha quasi sempre immaginato la casa intelligente come una voce. HAL che risponde, Samantha che conversa, l'assistente onnisciente a cui ordinare di abbassare le luci. È un'immagine seducente, e a guardarla bene profondamente sbagliata. Rivolgere la parola a una casa — per quanto quella casa capisca alla perfezione — è ancora una forma di manovrarla: un comando travestito da conversazione. La domanda che mi interessa va nella direzione opposta a quella dei film: e se il progresso non fosse parlarle meglio, ma non doverle parlare affatto?
Lo immagino, non l'ho vissuto: un salto così non l'ha ancora visto nessuno. Ma il sistema Konnex — il bus su cui si tengono in piedi le case fatte bene — lo conosco, e da lì lo intravedo. L'automazione tradizionale ha tolto il gesto: non premo più l'interruttore, lo fa una logica. Ma la decisione è rimasta mia, scritta una volta per sempre in un progetto. Il vero salto non è togliere ancora un gesto. È togliere la regola, e infine il comando come categoria: una casa che non hai bisogno di interrogare perché ha smesso di aspettare ordini.
Abitare non è manovrare
Vale la pena dire che cosa ci aspettiamo davvero da una casa, perché è lì che si capisce a cosa serva tutta questa tecnologia. Abitare, per come la intendo, non è soltanto stare da qualche parte: è formare abitudini in un luogo e lasciarsene formare — e non è un caso che abitare e abitudine siano la stessa parola. Allo stesso modo il comfort che ho in mente non è l'agio, il puro togliere fatica, ma qualcosa di più solido. Comfort, del resto, viene da confortare, e confortare significa rafforzare. Lo dico perché ci credo, non per gioco di etimologie: una casa che conforta dovrebbe rendere più forte chi la abita, non indebolirlo.
Quel «rendere più forti», in concreto, ha una forma precisa: è restituzione di attenzione. Una casa che si fa carico del lavoro invisibile — la regolazione, la previsione, la manutenzione che non arriva mai a disturbarti — ti ridà la risorsa più scarsa che hai — la tua attenzione, quella che si logora a tenere in piedi una casa — perché tu possa spenderla nel vivere, invece che nel gestire. Heidegger diceva che abitare ha a che fare con l'essere risparmiati, il restare in pace. La domotica matura, per me, è esattamente questo: una tecnica che ti risparmia, e nel risparmiarti ti libera.
C'è un'ombra, e non voglio nasconderla. Una casa che fa tutto al posto tuo può anche indebolirti: a furia di anticiparti, può insegnarti — nel piccolo del quotidiano — che le tue azioni sono superflue. Gli psicologi la chiamano impotenza appresa, in inglese learned helplessness: la condizione di chi smette di provarci perché ha interiorizzato che non serve. È il rovescio esatto del comfort inteso come rafforzamento. Ma proprio per questo l'ombra non smentisce la tesi: la corregge. Il fine non è una casa che fa il massimo, è una casa che fa la cosa giusta nella misura giusta. Tenere fermo questo discrimine è, a mio avviso, la parte più difficile del progetto — e la più importante.
Il difficile è programmarlo
Prima di immaginare il futuro, però, c'è un nodo del presente da sciogliere, e l'intelligenza artificiale può scioglierlo, ma non dove tutti guardano. La domotica seria, finora, non si è diffusa quanto avrebbe dovuto, e di solito se ne incolpa il prezzo. Ma il prezzo non è il primo imputato. Il vero ostacolo è la complessità di programmazione. Configurare un impianto Konnex richiede un software professionale, ETS, che molti elettricisti non sanno usare e temono. Così quell'impianto non lo sanno realizzare, e non lo propongono. Anzi, lo sconsigliano a chi lo vorrebbe, a volte con teoremi costruiti ad arte. Chi supera il prezzo si arena comunque davanti all'installatore; e il prezzo, spesso, è gonfiato proprio da quel vuoto: le consulenze che chi non sa fare deve subappaltare e ricaricare.
Non è un'impressione personale. Il sistema Konnex ha messo radici profonde soprattutto in Germania e nei paesi di lingua tedesca, dove gli installatori sono formati, le imprese sono organizzate e il sistema detiene una quota dominante del mercato. Dove invece quella cultura tecnica scarseggia, la domotica stenta a diffondersi.
Il mercato ha tamponato con degli escamotage: c'è chi ha addomesticato lo stesso sistema Konnex dietro una programmazione facilitata, chi ha scelto un bus proprietario. Soluzioni intelligenti, ma che frammentano l'ecosistema e lasciano intatto il problema di fondo — perché continuano a chiedere che qualcuno programmi.
Ed è qui che la mia visione si rovescia rispetto alla loro. Invece di semplificare la programmazione, immagino di eliminarla. L'elettricista posa i due fili, monta i dispositivi, li collega — e basta. Poi è l'intelligenza artificiale a prendere in mano il resto: legge da sola chi c'è sul bus, riconosce i dispositivi, ne deduce i ruoli, apprende col tempo come quella casa viene vissuta. Non pretendo che si configuri interamente da sé; ma ciò che va precisato si dice a parole, conversando con lei come già oggi conversiamo con gli strumenti di intelligenza artificiale. È un addestramento alla portata dello stesso proprietario, che può ritoccarlo quando le esigenze cambiano, senza richiamare ogni volta uno specialista. Il collo di bottiglia che ha tenuto il sistema Konnex confinato sparisce. Non un ETS più facile: nessun ETS.
Il futuro in tre tempi
Il futuro non arriva mai tutto insieme: si compone in più tempi. La tecnologia avanza per balzi, è sempre stato così, e ogni balzo è un gradino che poggia su quello prima. Di gradini, in questa storia, ne immagino tre: non un percorso obbligato, ma il ritmo con cui, realisticamente, credo che il cambiamento prenderà forma, nei tempi che possiamo davvero affrontare. Li distinguo a uno a uno perché non sono dello stesso ordine: ciascuno chiede più del precedente, e dà di più.
Il primo è l'intelligenza sopra il bus. Il livello di supervisione — quello che oggi è un cruscotto di stati — diventa un modello continuo della casa e di chi la abita. Smette di dire "presenza in salotto" e comincia a stimare "sta rientrando stanco", "domani ha un volo presto, stasera andrà a letto prima". Fonde i sensori Konnex con il calendario, il meteo, il passo di un orologio da polso, e soprattutto anticipa invece di reagire: l'inerzia termica fa sì che reagire sia sempre tardi, mentre un modello che prevede pre-condiziona la stanza prima che tu entri. L'ambiente è già giusto, non diventa giusto. È lo scalino più vicino: esiste già, in forma di analisi dei dati e manutenzione predittiva — e lo stesso sistema Konnex ammette con sobrietà che la casa capace di anticipare tutto è "ancora un sogno di fantascienza".
Il secondo porta l'intelligenza dentro i dispositivi. Non più solo il controllo distribuito che è da sempre il pregio del sistema Konnex, ma l'inferenza distribuita: un piccolo modello che vive sul chip del sensore. Un termostato che impara da solo come la sua stanza si scalda e si raffredda; un sensore che non riporta "accelerazione 3,2 g" ma deduce "qualcuno è caduto": a ricavarlo è il dispositivo stesso, sul posto, e quei dati non escono mai da lì (privacy by design). La riservatezza non è una promessa, è una conseguenza: ciò che non viaggia non si può intercettare. La tecnologia per farlo è matura altrove, nell'elettronica a basso consumo; dentro i dispositivi Konnex non è ancora arrivata. Eppure è il varco più naturale, perché non tradisce il sistema Konnex: ne estende il carattere, da controllo decentralizzato a intelligenza decentralizzata. E regala una resilienza nuova — la casa resta competente anche se il cervello centrale, o il cloud, vengono a mancare.
Il terzo è il più radicale, e il più umano. Oggi un numero — il group address — lega in modo statico un pulsante a una lampada: una scelta cablata a mano, una volta per tutte. Immagino che quel numero muoia. Al suo posto, dispositivi che dichiarano cosa sanno fare e cosa vogliono ottenere, e che si accordano da soli, sul momento, in una lingua semantica. L'installatore non programma più: insegna. E si sblocca quello che la domotica gestisce peggio: la convivenza, cioè il tenere insieme i desideri diversi di chi abita la stessa casa. Oggi un impianto risolve i conflitti nel modo più rozzo: vince chi ha dato l'ultimo comando. La sera, in salotto, uno vuole la luce piena per leggere e l'altro la penombra per guardare un film, e con il vecchio paradigma decide l'ultimo interruttore premuto. Dispositivi capaci di negoziare possono invece comporre una soluzione: una luce raccolta sulla poltrona di chi legge, l'ambiente più morbido verso lo schermo; e con gli anni imparano il compromesso che la famiglia ha trovato da sé. Così la casa diventa mediatrice del vivere insieme, che è poi il cuore dell'abitare. È ancora quasi tutto allo stato di concetto: il sistema Konnex ha già posato il vocabolario semantico che serve a una macchina per "capire" l'impianto, ma sotto resta il legame statico. Il salto vero, per ora, vive nella ricerca più che nei cataloghi.
C'è una tappa, in tutto questo, che è bene non scambiare per la meta. L'interfaccia conversazionale — una casa a cui parli e che ti capisce davvero, molto meglio degli assistenti vocali di oggi — è un miglioramento sacrosanto, ma resta un perfezionamento di ciò che già esiste. Va benissimo che ci sia, e che evolva. Solo, non è lì che guardo: parlare a una casa, l'ho detto all'inizio, è ancora comandarla.
Cosa tenere, cosa lasciar morire
Quando dico che il terzo scalino può "soppiantare il sistema Konnex", conviene essere precisi, perché non tutto va buttato — anzi. Le due intuizioni primordiali del sistema sono, per me, la strada giusta, e vanno custodite. La prima è la logica decentralizzata: niente cervello unico, l'intelligenza sparsa sul campo, ogni nodo localmente competente. La seconda è la semplicità fisica: due fili, e basta, a tenere insieme tutto. A queste aggiungo una terza cosa da non sacrificare mai: il determinismo. Un bus cablato è robusto e prevedibile proprio perché è "stupido", e non voglio che la serratura, l'antincendio, l'estrazione fumi dipendano da un'inferenza che può sbagliare o allucinare.
Ciò che può morire, allora, non è il bus: è il protocollo di configurazione. Il group address, l'ETS, la regola scritta a mano. Al loro posto immagino un protocollo pensato apposta perché i dispositivi si parlino in linguaggio naturale e negozino l'intento. La forma matura di tutto questo è un'architettura a strati: sotto, un substrato deterministico per ciò che deve solo funzionare; sopra, uno strato intenzionale e probabilistico per il comfort e l'interpretazione. La vera frontiera di design non è l'intelligenza artificiale in sé — è dove passa il confine tra i due strati, e chi lo presidia.
C'è anche una ragione di fretta. I ponti tra il sistema Konnex e gli ecosistemi di largo consumo — Matter, e con esso Apple, Google, Alexa — sono già realtà certificata. Se il sistema Konnex non sale lui stesso nello strato dell'intelligenza, il "cervello" della casa finirà per abitare lassù, e al bus resterà il ruolo di ottimo, affidabile, muto strato di attuatori. Sarebbe uno spreco. L'occasione, adesso, è salirci per primo.
La grazia della misura
E qui torno al punto da cui sono partito. La casa che immagino può fare molto, e va benissimo così; ma la sua qualità più alta non è la quantità di cose che sa fare: è la misura con cui le fa. Sapere quanto intervenire, e quando invece lasciare spazio a te. Riconoscere, per esempio, che certe sere vuoi sentire un po' di freddo, o fare da te qualcosa che la casa saprebbe sbrigare al posto tuo. Una casa che cresce con una vita — che si riassetta quando arriva un figlio o invecchia un genitore, senza che nessuno la riprogrammi — e che sa anche tacere, custodendo i ritmi e i riti che fanno di una famiglia una famiglia.
"Una casa sensibile è calda senza soffocare, presente senza imporsi: la sua grazia non è fare tutto, ma sapere quanto."
— Giovanni Aduso
Non è la casa dei film, quella che ci stupisce facendo ogni cosa al posto nostro. È qualcosa di più difficile e di più gentile: una casa che, avendo finalmente l'intelligenza per fare tutto, sceglie la misura. La fantascienza ci ha insegnato a immaginare di darle ordini. Ma forse la casa più sapiente è quella che non aspetta i nostri ordini: ci precede in silenzio, e ci restituisce il tempo di vivere. Essere compresi al punto da non dover più chiedere nulla: è forse questo, in fondo, ciò che abbiamo sempre chiamato casa.
Fonti
Lo stato dell'arte richiamato nell'articolo, concetto per concetto.
Posizione e stato dell'arte
Konnex stessa ammette che la casa capace di anticipare tutto è "ancora fantascienza", e colloca l'intelligenza sopra il bus come ottimizzazione, già oggi. KNX Association, Artificial Intelligence in smart devices
La differenza tra dispositivi che eseguono comandi e dispositivi che apprendono e anticipano. KNX Association, Smart devices vs. AI-powered devices
Diffusione, mercato e barriera della programmazione
Il mercato della domotica nettamente più sviluppato in Germania che altrove in Europa: 1,8 miliardi di euro, contro gli 800 milioni della Francia e i 380 milioni dell'Italia. Il Sole 24 Ore, Domotica, le 8 regole base per una casa smart (2019)
Sul mercato specifico di KNX: l'Europa guida il settore, con la Germania tra i mercati principali per numero di installatori certificati e diffusione negli edifici. market.us, KNX Home Automation Market
La complessità di ETS, al punto da offrirne versioni semplificate, come ETS Home, accanto a quella professionale. KNX Association, ETS6
Secondo tempo · l'intelligenza dentro i dispositivi
La maturità del TinyML: inferenza eseguita su microcontrollori a bassissimo consumo, senza cloud. arXiv, TinyML for Ubiquitous Edge AI
Terzo tempo · gli agenti che negoziano l'intento
Il vocabolario semantico già posato da Konnex, il KNX Information Model esportato da ETS6, che rende l'impianto leggibile da una macchina. KNX Association, KNX IoT
La ricerca sull'automazione "intent-based", dal "come" al "cosa", con agenti che orchestrano in linguaggio naturale. arXiv, Agentic AI for Intent-Based Industrial Automation
La convergenza Matter
I ponti Konnex↔Matter già certificati, che possono spostare il "cervello" della casa nello strato superiore di Apple, Google, Alexa e SmartThings. Connectivity Standards Alliance, gateway KNX certificato
Sulla natura delle fonti: knx.org è la fonte ufficiale dello standard, autorevole ma di parte; market.us è una ricerca di mercato, da intendere come stima di settore e non come dato ufficiale; gli articoli su arXiv sono preprint non ancora sottoposti a revisione paritaria, e segnalano una direzione di ricerca più che una certezza. Il Sole 24 Ore, fonte giornalistica, e la Connectivity Standards Alliance, ente di certificazione, sono invece indipendenti.